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IAD – Internet Addiction Disorder nell’adolescenza: un caso clinico

2025-07-14 12:58

di Francesca Picone

FORT-DA numero 5/2025,

IAD – Internet Addiction Disorder nell’adolescenza: un caso clinico

Francesca Picone e Monica Mandalà

1.     L’IAD – Internet Addiction Disorder: una premessa.

Il Disturbo della Dipendenza da Internet compare per la prima volta nel 1996 ad opera di Igor Goldberg, che prendendo a pretesto il modello del Disturbo da Gioco D’azzardo, descrive una nuova forma di dipendenza caratterizzata dal trascorrere molto tempo navigando in rete.

Da quel momento si assiste ad un susseguirsi di nuove definizione del fenomeno che ancora oggi, non trovano un riscontro definito e preciso in termini diagnostici. Nello specifico, sebbene nel 2009 Caretti e La Barbera, abbiano chiaramente identificato la dipendenza da Internet come un disturbo legato ad un uso intensivo e discontrollato di Internet, oggi si fa riferimento a tale disturbo attraverso uno spettro più ampio di attività e sintomi correlati.

Young (1998) descrive cinque diverse tipologie riconducibili alla IAD:

1.     Cyber-relational addiction: bisogno di instaurare e mantenere relazioni amicali o amorose on line, preferendole a quelle off line.

2.     Computer o gaming addiction: bisogno di giocare on line, in particolare a giochi di ruolo (DSM 5).

3.     Cybersex addiction: uso compulsivo attivo o passivo di materiale pornografico on line.

4.     Net compulsion: giochi d’azzardo o commercio on line.

5.     Information overload: ricerca compulsiva di informazioni in rete.

Sulla definizione di IAD manca ancora un consenso generale, tuttavia l’IAG Internet Gaming Disorder (IGD) è invece già stato inserito nell’International Classification of Diseases 11 (ICD-11) e nella Sezione III del DSM-5 (Yang & Kim, 2018).

L’IAD è considerata una interazione eccessiva con la rete connotata da un rapporto di dipendenza e dominanza tra uomo e macchina, cui si accompagnano modificazioni dell’umore, fenomeni di tolleranza, astinenza, conflitto e rischio e di ricadute (Griffiths, 1998).

Questo meccanismo si basa sulla sostituzione della realtà con una realtà mediatica e sulla saturazione dei bisogni emotivi attraverso esperienze virtuali.

Gli studi sui fattori caratterizzanti di natura neurobiologica confermano che, chi soffre di un disturbo di Dipendenza da Internet ha una struttura cerebrale simile a quella di coloro che soffrono di una dipendenza da sostanza (Ho et al,. 2021).

Le conoscenze neurobiologiche portano oggi ad ipotizzare l’esistenza di un disequilibrio tra sistema di serotonina e sistema di dopamina, intesi come mediatori fondamentali per la regolazione dei comportamenti. Dove la serotonina regola prevalentemente l’inibizione comportamentale, mentre la dopamina è collegata alla gratificazione e a la piacere e ai comportamenti di ricerca di novità.

Gli studi sui fattori individuali non mettono in evidenza nessun disturbo di personalità che possa essere associato alla dipendenza da Internet. Piuttosto, di frequente sono state formulate diagnosi connesse ai disturbi d’ansia, ai disturbi dell’umore e ai disturbi del controllo degli impulsi. Nelle personalità più vulnerabili caratterizzate da tratti ossessivo-compulsivi, l’IAD svolge una funzione di evitamento.

Gli individui affetti da depressione o disturbi d’ansia utilizzano invece la rete per alleviare gli stati di disagio.

Gli studi sui fattori ambientali  presenti in letteratura mostrano alcuni elementi facilitanti l’IAD, come eventi di vita sfavorevoli, in cui Internet diventa una via di fuga o di sfogo, o ancora condotte a rischio, l’anonimato in rete e la disponibilità di un pc e l’intrattenimento che la Rete fornisce, spesso diretta ad un rinforzo positivo, cui consegue la gratificazione. L’intensificazione della gratificazione è poi data da specifiche esperienze (pornografia, giochi, chat).

 

2.     Gli aspetti eziologici dell’IAD, fattori di rischio e sintomi correlati.

L’approccio alla dipendenza da internet più diffuso è quello che si basa sui criteri del disturbi del controllo degli impulsi. Alcuni studi evidenziano tre grandi macro aree attraverso cui si manifestano i sintomi dell’IAD, per cui si identificano sintomi di natura fisica, psicologica e sociale  (Cantizano et al., 2019). Tuttavia, attualmente non esistono criteri universalmente accettati per la diagnosi IAD e resta ad oggi incerto se considerarla una dipendenza, un cattivo controllo degli impulsi o ancora, una nuova normalità.

I sintomi si manifestano a seguito della dominanza dell’attività in rete sulla sfera cognitiva, affettiva e comportamentale, con alterazione del tono dell’umore, disturbi del sonno dovuti all’uso prolungato della rete durante le ore notturne, sintomi di astinenza o craving, presenza di conflitti nelle relazione familiari e sociali.

Il modello eziologico, proposto da Beard (2005) descrive come fondamentali tre fattori:

1.     Mettere a rischio una relazione importante, il proprio lavoro o lo studio.

2.     Utilizzare Internet come automedicazione per la riduzione di sintomi correlati all’ansia e alla depressione.

3.     Mentire sull’uso di Internet per nascondere il coinvolgimento nella rete.

Altri aspetti eziologici connessi all’utilizzo compulsivo della rete sono identificabili nella fame di conoscenza, intesa come accesso ad Internet per reperire quante più informazioni possibili su un dato argomento, con tempo e risorse illimitate. O ancora, l’ACE (Young, 1998) – Accessibilità, Controllo, Eccitazione. Accessibilità intesa come facile disponibilità della rete. Controllo inteso come sperimentazione di un controllo onnipotente. Eccitazione come importante attivazione emotiva. L’IAD può essere inoltre intesa come evasione, come espressione psichicamente tollerabile di modalità di pensiero inconsce (interpretazione psicoanalitica).  L’utilizzo della rete può avere anche la funzione di incubatrice psichica, per mantenere in vita la funzione relazionale e quella della simbolizzazione, proteggendo da rischi di agiti verso il Sé (Lancini, Cirillo, 2013). In questo caso l’iperinvestimento sulla rete può avere una funzione di custode narcisistico (Adamo, 2006) o di compagno immaginario (Benson, 1980). 

 

3.Un caso clinico

Lina (nome fittizio) giunge al servizio per le dipendenze senza sostanza dell’Asp di Palermo CeDiSS su invio della Neuropsichiatria Infantile. Durante l’accoglienza inizia a parlare del figlio Marco (nome fittizio) descrivendolo come un ragazzo distratto, poco motivato, non attento a scuola, ma soprattutto si sofferma «sull’accanimento»  per internet e sulla difficoltà dello stesso di intrattenere relazioni sociali con i pari, cui si aggiunge la tendenza ad isolarsi anche dalle relazioni familiari, passando la maggior parte del tempo chiuso dentro la sua stanza. Tale atteggiamento di chiusura relazionale e sociale si acuisce durante la pandemia e l’utilizzo della DaD. Lina racconta che Marco trascorreva chiuso nella sua stanza intere giornate, uscendo dalla stanza soltanto per soddisfare i suoi bisogni di primari (alimentarsi e igiene personale). Tutto si complica quando Marco inizia ad impegnarsi sempre meno a scuola.

Successivamente all’incontro con i genitori, si decide di incontrare Marco per parlare con lui del suo vissuto. Appare collaborativo, sebbene non disposto al colloquio. Mette in atto dentro la stanza di consultazione lo stesso atteggiamento oppositivo mantenuto in famiglia, risponde soltanto alle domande che gli vengono poste, non argomenta i contenuti e si limita a risposte del tipo si/no. Si evidenzia mancanza di critica del problema in atto, a tal punto, che tende a giustificare il suo comportamento compulsivo per Internet come un modo per svolgere le sue attività quotidiane che riguardano la scuola e anche il rapporto con i pari. Marco sottolinea inoltre, che la maggior parte del tempo trascorso davanti al pc, è finalizzato a diventare un esperto di videogiochi e come riferisce sia a noi che ai suoi genitori, il tempo trascorso su Internet serve anche per approfondire l’argomento dei videogiochi e leggere delle informazioni specifiche che riguardano la programmazione degli stessi.

Marco riferisce che a scuola si impegna per recuperare le insufficienze, ma nonostante tutto continua ad essere impreparato e non svolgere i compiti assegnati. Tuttavia, il tempo dedicato alle attività su internet continua ad occupare la maggior parte della sua giornata. Esce sempre meno dalla sua stanza e, a detta di entrambi i genitori, non permette al fratello più piccolo di entrare all’interno della stanza e di utilizzare anche lui, per i suoi scopi il pc. Inoltre, negli ultimi tempi anche la madre è costretta a posticipare la pulizia e la sistemazione della stanza, Marco assume un atteggiamento aggressivo fermandola davanti alla porta impedendole di entrare, motivo per cui il padre è stato costretto a togliere fisicamente la porta della stanza.

Le sedute successive evidenziano poca collaborazione da parte di Marco, che mostra eloquio ridotto e scarsi contenuti al colloquio, nonché difficoltà a parlare di sé.

Pur tuttavia, ha sempre partecipato alle sedute in modo puntuale e con la consapevolezza che si trovasse lì per fare un favore ai genitori. Alla fine dell’anno viene bocciato per un alto numero di assenze che non hanno permesso una sua valutazione complessiva, nonché per lo scarso rendimento scolastico in generale. Si mostra consapevole del suo risultato, non riesce ad esprimere alcuna emozione ad esso legata, come se fosse qualcosa che non appartiene a lui e al suo percorso di vita. Inserito all’interno del programma integrato per la cura delle dipendenze comportamentali Marco ha acquisito oggi maggiore consapevolezza di sé e del suo comportamento problematico, partecipa alla vita familiare e sociale, ha infatti preso parte a diversi eventi organizzati dalla famiglia e ha stretto rapporti con una ex compagna di classe con la quale intrattiene un’amicizia a suo dire importante, seppur mediata dall’uso di whatsapp. Si tratta di una relazione virtuale.

4.     Il trattamento

L’IAD è considerata come un dipendenza comportamentale inquadrata da un punto di vista diagnostico all’interno del Disturbo del controllo degli impulsi.

Il CediSS, (Centro dipendenze senza sostanza) in quanto servizio per le dipendenze comportamentali dell’Asp di Palermo, offre la possibilità di una presa in carico integrata, in cui individuo e famiglia possano sentirsi accolti all’interno di un’ottica sistemica e di condivisione della problematica della dipendenza. Le attività di cura previste includono la consulenza individuale e familiare, la valutazione psicologico-clinica e psichiatrica con eventuale attivazione di un trattamento psicofarmacologico.

La presa in carico della famiglia del giocatore e la gestione della situazione di crisi, attraverso l’attivazione del tutoring. Inoltre, è possibile inserire il paziente e i familiari all’interno di gruppi terapeutici in cui la condivisione dei momenti di crisi e delle conseguenze psicologiche, sociali, familiari della dipendenza possono trovare parola.

 

Riferimenti bibliografici

- Cantizano, E. G. Dueñas, M. D. Bocchino, A. (2019) The Nursing Diagnosis Development

of Internet Addiction: Content Validation with Nursing Experts Nurse, Healthcare.5(4).

- Caretti, V., & La Barbera, D. (2009). Le nuove dipendenze: diagnosi e clinica. Roma,

Carocci.

- Griffiths, M. (2005). The biopsychosocial approach to addiction. Psyke & Logos, 26(1), 18.

- Ho, R. C., Zhang, M. W., Tsang, T. Y., Toh, A. H., Pan, F., Lu, Y., ... & Mak, K. K. (2014).

The association between internet addiction and psychiatric co-morbidity: a meta-analysis. BMC psychiatry, 14(1), 1-10.

- Kim, J. U. (2008). The effect of a R/T group counseling program on the Internet addiction

level and self-esteem of Internet addiction university students. International Journal of reality

therapy, 27(2).

- Young, K. S. (1996). Psychology of computer use: XL. Addictive use of the Internet: a case

that breaks the stereotype. Psychological Reports, 79(3), 899-902.

- Young, K. S. (1998). Internet addiction: The emergence of a new clinical disorder.

Cyberpsychology & Behavior, 1(3).

- Telfner, U., Casadio, L. (2002). Sistemica, percorsi nella complessità. Torino: Bollati Boringhieri.

 

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